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CRITICA T.E.E.N. CREW | Giocando con Orlando



  Brillante, intenso, interessante, sincero, unico, un'esperienza indimenticabile e imperdibile.
Le donne, i cavalieri, l'arme, gli amori, le cortesie del Furioso sono state cantate in uno spettacolo dal formidabile intreccio che non porta mai al ricongiungimento di Ruggiero a Bradamante e di Orlando ad Angelica sottratti l'uno alla sorte dell'altra da eventi superiori alla loro volontà.
Con un gesto, un fazzoletto, un cambio di luce ci spostiamo da un luogo ad un altro, dal giorno alla notte da un personaggio al suo amante per sentirci narrare una nuova avventura.
Gli attori (Marco Baliani e Stefano Accorsi) si sono giostranti la scena e alternanti versi dell'Orlando a battute, come stoccate in un duello di epoca rinascimentale, una danza di spade che non annoia mai, che diverte e fa riflettere. Essi hanno raccontato le vicende d'amore del Furioso dando voce all'immaginazione degli spettatori e guidandola con il loro formidabile utilizzo del corpo come unico oggetto di scena. La semplice scenografia composta di casse di legno ha fornito alla scena leggerezza o gravezza in base alle necessità e ha dato la possibilità agli attori di muoversi liberamente e di sfruttare i propri corpi come scenario movente e dinamico.
Lo spettacolo ha coinvolto il pubblico nello sviluppo della narrazione, gli ha mostrato le figure dell'attore e del personaggio in una fusione tra realtà e fantasia che spesso può essere difficile scindere. Meraviglioso.
Leda Bonzanini
 
L'amore, la donna, la sessualità nel famoso poema epico di Ludovico Ariosto.
Perfetti per l'otto marzo, non trovate?
A parte gli scherzi, questi sono i temi di cui lo spettacolo di Marco Baliani tratta, e sono una significativa parte dell'Orlando Furioso.
La storia è incentrata sul tradimento, da parte sia di uomo che di donna, ed è rappresentata come una moderna soap-opera, con mille amori, mille tradimenti e mille cuori spezzati dal dolore.
Ma Baliani, in collaborazione con il grande Stefano Accorsi, ha aggiunto un po' del suo a quella che poteva essere una noiosa telenovela, e l'ha trasformata in uno spettacolo di successo.
La nostra posizione all'interno del teatro era assai scomoda, poiché eravamo posizionati nella cosiddetta “piccionaia”, ovvero la parte più alta del loggione, nell'estrema sinistra del teatro.
La scenografia era formata da ben poche suppellettili, solo alcuni mini palchetti posizionati su gran parte della superficie del palco, e alcuni cavalli da giostra presenziavano sullo sfondo della scena, ma, per sfortuna, non li abbiamo visti a causa della nostra infausta posizione.
Lo spettacolo era caratterizzato da battute, doppi sensi e frasi rigorosamente in rima, che hanno contribuito a rendere la narrazione rapida e scorrevole.
Ma - e c'è un ma - a volte lo spettacolo si arenava e il ritmo rapido e vivace della narrazione perdeva efficacia.
I casi erano pochi, ma è sicuramente un aspetto da migliorare.
La narrazione epica è uno dei generi più interessanti e vari della letteratura, e Baliani è riuscito a prendere un, se così possiamo chiamarlo, colossal dell'epica cavalleresca e a trasformarlo in uno spettacolo adattabile facilmente alle menti dell'era moderna.
Bello e divertente, “Giocando con Orlando” viene promosso!
Francesco Satta