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CRITICA T.E.E.N. CREW | I Duellanti

I duellanti
Mantova, Teatro Sociale
Regia: Alessio Boni e Roberto Aldorisi
Attori principali: Alessio Boni e Marcello Prayer

Lo spettacolo portato in scena a teatro da Alessio Boni e Roberto Aldorisi, I duellanti, è un adattamento tratto dal romanzo di Joseph Conrad pubblicato nel 1908. È la prima volta che questo testo viene portato su un palcoscenico.
La trama, non troppo complicata/intricata, narra la storia di due ufficiali dell’esercito napoleonico: Armand D’Hubert e Gabriel Feraud, che scontratisi una volta quando erano tenenti per una “sciocchezza”, non hanno più smesso di duellare per circa vent’anni.
Molto diversi dal punto di vista del carattere: uno nobile ed elegante uomo del nord, che si preoccupa poco delle vittorie o delle sconfitte napoleoniche; l’altro meridionale, di umili origini e fedelissimo al suo comandante, anche dopo la caduta di Napoleone. Ad accentuare questa loro differenza vi è, non solo l’ineguale cadenza dei due protagonisti della lingua, ma anche la scelta del colore degli abiti dei due militari: da una parte Feraud indossa pantaloni e giubba rossi, colore della passione, del fuoco che arde e lo spinge a prendere decisioni avventate; D’Hubert, dall’altra, indossa una divisa blu, colore che da sempre rispecchia la nobiltà, ma anche la freddezza che potrebbe rappresentare la sua compostezza e fermezza d’animo. Nonostante la rabbia che provano ogni volta che si vedono non arrivano mai a uccidersi, dopo anni di duelli non posso fare a meno l’uno dell’altro. Sono complementari, come i due caratteri che costituiscono l’uomo: tutti abbiamo un lato irrazionale e uno più razionale, e grazie alla ragione abbiamo la facoltà di poter scegliere; I duellanti ci mostra come queste due metà appartenenti alla natura umana siano inseparabili.
Penso sia fondamentale sottolineare la bravura degli attori che hanno interpretato sia i protagonisti della storia che i due personaggi, il dottore e un ferito di guerra, che inizia a raccontarla. Anche la scenografia merita di essere menzionata, non è facile rappresentare diversi luoghi in diversi momenti temporali, eppure si riescono a distinguere abbastanza facilmente.
Un altro punto a favore di quest’opera teatrale è il finale, Aldorisi e Boni sono riusciti a creare un finale ad effetto, grazie ad un particolare gioco di luci intermittenti accompagnato da una musica che aiuta nella creazione della suspense, come se fosse un susseguirsi di fotogrammi che catturano l’ultimo scontro dei due ufficiali, congelandolo e rendendolo immortale nella memoria.
È un’opera che nonostante narri una storia che presenta una semplice trama vale la pena andare a vedere; tutti gli autori di questa trasposizione teatrale dell’opera hanno saputo conferirle pienamente l’essenza del romanzo di Conrad, cogliendone i punti essenziali.
Alice Pinotti


Uno spettacolo sempre sul filo della lama.
Uno spettacolo che con un colpo di pistola e una stoccata di sciabola ti riporta in un'altra epoca, dove orgoglio e competizione regnano sovrani.
Un antico astio tramandato nel tempo dà vita ad un duello quasi vitale che si dilunga negli anni.
L'amore per una donna o per l'imperatore costringerà i protagonisti D’Hupert e Feraud a confrontarsi:
a duellare per vivere.
Beh, che aspettate?
Afferrate la sciabola, montate a cavallo: tutti a teatro!
Francesco Satta



This show develops in the Napoleonic period, but the figure of this great strategos is set aside for telling the story of two warriors. Everything starts while a doctor is taking care of a wounded soldier and the story of the two warriors is told by the doctor through various flashbacks. These two warriors are characterized one by his boldness and the other by his talent and his calmness, one follows the emotions and the other the reason. In the end, during the last duel, one of them shoots twice while the other not once. By not shooting he wins the final duel deciding that the loser’s life is in his hands. In my opinion, at the end, the two characters exchange the personalities, because the one who followed the instinct becomes more reasonable and he programs the last duel, while the other, more rational, surrenders to the emotions and he asks for his “enemy” to be saved instead of being killed.
The setting during the Napoleonic period caught my attention in the moment in which the two warriors were on stage, one dressed in red and the other in blue with a girl among them dressed in white, forming the colours of the French flag. Numerous special effects, especially in the 'fighting' scenes, contributed to create the suspense, intensified at times by moments of darkness. The few actors interpreted two characters succeeding in the intention to change attitude interpreting in a better way all the characters.
Martina Tondo



Static. This is the stylistic figure of the play “I Duellanti” by Alessio Boni and Roberto Aldorisi, staged yesterday night at Teatro Sociale, in Mantova.
A lost opportunity from the scenic point of view, seen the excellent performance of the actors on the stage. A story of repeated, postponed, suspended and often threatened duels that saw as protagonists Féraud and D'Hubert. These duels have the role to retrace the events of these two soldiers in the Napoleonic army. If a duel means movement, challenge, unfortunately the scenography, the iron, the stairs, the symmetry, conveyed this promise in a vain attempt to be realized. Good - very good the actors who were able to give depth, charisma and personality to the duelers and to the world built around them. The shots, the fire, the lights gave without no doubt an additional worth to the retro atmosphere.
Lost opportunity. A standing ovation for the acting proof.

Uno spettacolo che si rende metafora della vita, della crescita personale, degli incubi dei protagonisti. I due duellanti vivono la grandezza e la disfatta dell'esercito del proprio imperatore, la frantumazione del regno per il quale avevano impegnato anima e corpo per anni, ma ciò che è e sarà sempre presente nelle loro vite sarà il reciproco intimo e profondo odio che D'Hubert e Féraud provano l'uno nei confronti dell'altro. Il loro conflitto nato per un nonnulla, non incarna forse il loro tutto? Questi duelli hanno il compito di ricostruire gli eventi dei due soldati dell'esercito napoleonico. Se un duello richiama il movimento, la sfida contrariamente la scenografia, l'acciaio, le scale, la simmetria ha trasformato questa promessa in un vano tentativo di essere realizzata. Lo spettacolo non mi ha trasmesso nulla di particolare, non mi ha colpito emotivamente. L'ho trovato troppo statico e a tratti noioso, ciò è stato sicuramente un peccato considerate le grandi potenzialità del testo e degli interpreti, i quali sono stati capaci di dare carisma, profondità e personalità ai duellanti e al mondo intorno ad essi costruito. Gli spari, il fuoco, le luci hanno dato un valore aggiunto all'atmosfera retro. Un'opportunità sprecata.
 Leda Bonzanini



"I Duellanti" è uno spettacolo intenso, ricco di emozioni come odio, paura, ansia, amore e repulsione. Gli attori sono riusciti a farmi immedesimare nella storia, nonostante fosse ambientata in un'epoca diversa dalla mia, e a farmi seguire lo spettacolo fino alla fine con interesse.
Caterina Pavani



L'avvincente storia de "I Duellanti" ha saputo dare il trasporto necessario per farti immedesimare nella Francia napoleonica, in cui l'onore era alla base di tutto.
Nicholas Guandalini



Questo spettacolo era rischioso, poiché la presenza di Alessio Boni, famoso attore italiano, aveva già alzato di molto l'aspettativa degli spettatori; inoltre lo spettacolo era tratto da un libro conosciutissimo, un vero classico, scritto da Joseph Conrad, intitolato ovviamente “i Duellanti”.
La storia è ambientata nella Francia del fine '700 - inizio '800, parla di una contesa tra due soldati dell'esercito Napoleonico, D’Hubert e Feraud, che per una semplice disputa iniziano un duello sanguinoso e strenuo, che si protrae nel tempo per oltre vent'anni.
I due ovviamente non combattono solo tra loro.
Combattono in Russia e partecipano alla rovinosa ritirata, nelle gelide steppe del Don.
D’Hubert fa fortuna, diventa generale e si fidanza con una giovane donna, Feraud invece, che durante la sua vita aveva apprezzato i piaceri del corpo, rimane fedele a Napoleone e viene esiliato dal governo in carica.
Ma la storia non finisce qui: Feraud cerca il suo acerrimo nemico e lo sfida ad un duello.
D’Hubert, deciso a chiudere la partita e annoiato dalle mollezze della sua vita domestica, accetta la sfida e sconfigge Feraud in una sanguinosa battaglia.
D’Hubert risparmia la vita a Feraud, e lo costringe a diventare suo schiavo, a combattere con lui fino alla fine!
Lo spettacolo mi è piaciuto, perché da un esatto spaccato della vita della Francia di quel tempo.
La recitazione è ottima, con varie scene veramente geniali, come la slow motion ricreata dal vivo grazie a particolari effetti di luce in uno dei tanti duelli tra i protagonisti, oppure quella dove D’Hubert e Feraud si sfidano in quella che doveva essere l'ultima tensione, dove la suspence ha raggiunto livelli da infarto (lo ammetto, sono balzato sulla poltrona quando Feraud ha sparato un colpo a salve con il suo archibugio).
Beh, che altro aggiungere, test superato!
Francesco Satta