Daniele Catalli - Marche Teatro

Desiree Maccari, Elisa Restani, Niccolò Doro, Lorenzo Pagliari, dell'Istituto Bonomi di Mantova, hanno intervistato, dopo aver partecipato allo spettacolo Stanza #4 Discesa, Daniele Catalli che ha curato l'installazione e i disegni dello spettacolo di Marche Teatro


  Cosa simboleggia la chiocciola per voi, quest'anno animale simbolo di Segni D'infanzia? 

L'obiettivo delle stanze segrete era capire se con pochi mezzi - un paio di torce che si possono trovare ovunque e dei disegni molto semplici, fotocopiati in scala - si possono ottenere comunque forti reazioni emotive in un percorso che è di lentezza per lo spettatore. Per noi la chiocciola è questo assaporare con calma, con lentezza tutto il percorso che, senza particolari effetti speciali, crea un impatto unico. Il pubblico deve prendersi il tempo di assaporare ogni dettaglio dell'immagine e di quello che vi viene raccontato.

I disegni che abbiamo visto all'interno della mostra/spettacolo sono stati realizzati da voi? E il suono e la musica?

Si i disegni li ho realizzati io, mentre la musica no. Lo spettacolo in se é un insieme di mani diverse: i disegni sono la mia parte del lavoro, la musica è stata quella del musicista, e immagini di luci e colori li ha messi Elenora (Eleonora Diana, che ha curato anche la regia dello spettacolo).

È stato ispirato da un racconto già esistente?

La stanza numero 4, che è quella che avete visto, é in realtà il quarto episodio di un progetto in cui per realizzare uno spettacolo partiamo da un libro, in questo caso il Viaggio al centro della terra di Jules Verne e lo rielaboriamo. In questo caso le ispirazioni non si limitano a Verne, ma traggono anche dalla cronaca: siamo partiti dalla storia di una scomparsa in Islanda (ne spariscono tante di persone lassù) e abbiamo immaginato questo esploratore cadere in un pozzo. Ci siamo chiesti cosa succede davvero a tutti quelli che scompaiono? E a quelli che spariscono nella terra dei geyser e dei vulcani?
Abbiamo immaginato una persona X che può essere anche qualcuno di noi vivere quell'esperienza, perdersi, cadere in un luogo sconosciuto e trovare la via descritta da Verne.
Non siamo rimasti completamente fedeli al libro perché ci sembrava più interessante lasciare aperta l'interpretazione al pubblico, durante il percorso, ma anche nel finale.

In quanto tempo è stato realizzato?

La gestazione di questo progetto è stata molto lunga. Abbiamo cominciato in una residenza in islanda l'anno scorso in cui ha preso forma l'unione tra il racconto e l'Islanda come territorio. Ogni volta che viene presentato è diverso perché cambia lo spazio, il percorso è diverso, togliamo dei pezzi o ne aggiungiamo altri. Ogni volta è unico.
La terza stanza è basata solo sul libro di Jules Verne Viaggio al centro della terra, la seconda è basata su Frankenstein e la prima su Carmilla.
Carmilla è uno dei primi libri sui vampiri che racconta la storia di una vampira donna. Ogni libro è un pretesto per parlare di qualcos'altro: attraverso Carmilla parliamo dell'amicizia tra donne e allo stesso tempo dell'amicizia tra una persona viva e una morta.
Con Frankenstein parliamo del diverso partendo dal punto di vista del mostro di Frankenstein e non dal racconto del Dottore. In questo caso si racconta del percorso di un'esistenza, di una vita.

Ne farete altri? 

Si vorremo ricominciare a lavorare su Frankenstein e ampliarlo perché è rimasto a livello di studio. 

Desiree Maccari, Elisa Restani, Niccolò Doro, Lorenzo Pagliari

A cura di Camilla Fava