Il peso delle parole

Lo spettacolo Il Paese senza Parole, in scena 30 e 31 ottobre, racconta di un posto molto silenzioso in cui le parole costano, e non tutti possono permettersi di comprarle. 
Per parlarne con la Compagnia Rosso Teatro non abbiamo comprato alcuna parola, ma le abbiamo pesate molto attentamente...


  - Qual è l’aspetto delle nuove tecnologie che secondo voi ha maggiore impatto sulle nuove generazioni?
Le immagini, la velocità e le relazioni personali. Le immagini hanno una nuova facilità di essere catturate, modificate, inviate, salvate, stravolte. Sono manipolabili in tutto e sono in continuo movimento e spostamento. La velocità è l'altro aspetto, bellissimo per certi versi: quasi qualsiasi informazione è raggiungibile, reperibile, scaricabile, salvabile e... dimenticabile. Le relazioni tra le persone appaiono più facili grazie agli strumenti che abbiamo adesso, ma solo apparentemente...
Il nostro spettacolo parla proprio di relazioni attraverso le immagini evocate dal testo e dai movimenti, sono in effetti immagini virtuali... ma si tratta di una “vecchia” tecnologia!

- C’è una tecnologia che vi affascina in modo particolare… e una che vi spaventa?
La realtà virtuale è molto affascinante ed è inutile negare che anche noi adulti ci lasciamo attrarre e coinvolgere dalle tecnologie, che chiamiamo nuove, ma che tanto nuove in effetti non sono... e alle quali alla fine siamo abituati. Certo gli "Hikikomori” - termine che letteralmente significa “tirarsi indietro, ritirarsi” e indica ragazzi che passano tutta la loro giornata e anche interi mesi vivendo la loro vita attraverso i videogames - sono qualcosa che spaventa davvero molto... speriamo nel nostro piccolo di poterne combattere la diffusione, facendo vivere ai ragazzini l'esperienza concreta del teatro.

- Ci sono delle difficoltà nello spettacolo vista la generazione a cui vi rivolgete, abituata a fiumi di parole, anche se spesso inutili?
Lo spettacolo parla proprio di questo: a volte bastano poche parole per esprimere un concetto importante, o forse basta solo raccoglierle con cura prima di usarle... Il movimento e la danza sono veicoli diretti per comunicare significati anche nascosti.

- Cosa pensate (o sperate!) colpisca di più i ragazzi del vostro "Il Paese senza Parole"?
I ragazzi che hanno visto Il Paese Senza Parole ci hanno detto di essere rimasti colpiti dalla semplicità e dall'efficacia della storia e da come alcune scene (la tempesta, il sogno, la scrittura del libro) potessero essere così emozionanti e forti grazie soprattutto ai movimenti coreografici. I bambini più piccoli si pongono molte domande sul destino di Cybelle, la protagonista femminile, della quale spesso non vogliono ammettere la scomparsa, poiché troppo affezionati a lei o della quale accettano il destino solo con la giusta giustificazione del felice finale/incontro tra i due personaggi. I ragazzi più grandi ci pare che si affezionino di più al personaggio maschile, poiché condividono maggiormente con lui il percorso all'interno della storia.
La forza che crediamo abbia il nostro lavoro è la capacità di coinvolgere emotivamente gli spettatori grazie alla tecnica narrativa del “qui e ora” e allo stesso tempo di far vivere a ciascuno di loro la propria storia grazie alla struttura registica, coreografica e musicale fortemente evocativa.


Camilla Fava