Il teatro di marionette è un iceberg

A Ca’ degli Uberti è “andato in scena” La marionetta, l’adolescenza e l’audience engagement, un incontro con tavola rotonda e workshop, realizzato nell’ambito di La Francia in Scena su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, sulle potenzialità del linguaggio del teatro dei pupi, delle marionette e d’ombre, di attirare l’interesse del pubblico, soprattutto di giovani e adolescenti, sul teatro.



Primo tempo: What is a puppet? Can a human be a puppet?

In realtà nella prima parte dell’incontro si è parlato, con i TEEN Ambassadors e con drammaturghi, direttori artistici, attori, del concetto stesso di marionetta.
In tutta Italia, in Europa e, allargando la visuale, nel mondo, la marionetta, e il teatro d’ombre che con lei vive, viene vissuto, realizzato e concepito in modi molto diversi tra loro. La domanda posta dai ragazzi è stata: che cos’è una marionetta?
Molte le opinioni, ma tutti erano d’accordo sulla necessità per il pupazzo di possedere una storia.
In questo modo la marionetta prende vita, simile a un Pinocchio, e con essa personalità (qualcuno diceva un’anima).
Nel teatro delle marionette – dai Pupi Siciliani, ora patrimonio Unesco, con le loro spade e i loro scudi, alle affascinanti forme di carta della tradizione cinese – il pupazzo ha un’anima dunque, ma può acquisirla solo se qualcuno decide di dargliela. E, nel momento in cui ha personalità, storia – e spada – può prendere il controllo. Come in Wax, di Renaud Herbin, dove l’attrice non ha il pieno controllo sulla materia in scena. O in Io e Niente. Dal niente si può fare tutto di Teatro Gioco Vita, dove i pupazzi e le loro ombre acquisiscono anche più forza comunicativa rispetto a un attore e in carne e ossa.
Per una ragazza danese “possono comunicare i sentimenti in un modo molto più semplice, diretto e profondo”. Rimangono comunque “proiezioni, forme di qualcosa di inesistente, con un grado diverso di realtà rispetto a ciò che si può toccare” e proprio qui è il loro fascino, ha sottolineato Fabrizio Montecchi, di Teatro Gioco Vita.
La discussione è arrivata a toccare la manipolazione nella società umana tra chi sosteneva il fatto che un uomo potesse essere un burattino inconsapevole, manipolato da un puparo più consapevole e chi affermava il libero arbitrio e la forza della sua coscienza.
Non siamo pupazzi insomma, ma a volte ci comportiamo come lo fossimo, come nello spettacolo Piccoli Eroi di Teatro del Piccione in cui è stata notata la perdita di controllo da parte dei ragazzi chiamati in scena e di conseguenza il loro trasformarsi in marionette nelle mani dell’attrice. Fabrizio Montecchi ha però riportato la discussione al teatro d’ombre e di pupi, perché “cercando l’origine della manipolazione troveremo il suo pericolo ovunque, non solo in teatro (senza dimenticare che tutto il teatro è manipolazione e con teatro intendo anche la danza. In fondo cos’è la danza se non un modo innaturale, guidato e controllato da regole specifiche di muoversi?”

Secondo tempo: The potential of puppetry theatre in audience engagement. Puppetry as an iceberg

I partecipanti all’incontro sono stati divisi in cinque gruppi di lavoro.

Seduti a un tavolo – o meglio a cinque tavoli diversi – ragazzi, esperti, spettatori hanno discusso sulle potenzialità del teatro di marionette di interessare il pubblico al mondo del teatro.
Discussioni animate in inglese, spagnolo, italiano: una commistione di lingue, punti di vista, culture che è stata già di per sé importante per tutti i partecipanti. Il teatro, e non solo nella sua forma spettacolare, è sempre un momento di incontro e scambio.

I punti di forza che i rappresentanti di ogni gruppo hanno esposto sono molteplici, in un’eterogeneità dei punti di vista che non perde concretezza pratica.
Innanzitutto è stato notato come il teatro di marionette sia in grado di esprimere sentimenti pur senza l’uso della parola.
Le emozioni provate in questo tipo di teatro vengono amplificate e, al contempo, è un teatro capace di coinvolgere profondamente anche gli spettatori più piccoli, “perché i bambini esprimono i loro sentimenti anche senza usare le parole e quindi riescono a comprendere perfettamente uno spettacolo non parlato” ha sottolineato il portavoce italiano del primo gruppo di lavoro.
Questo linguaggio è universale, nonostante spesso si noti solo la sua superficie: la prima cosa che viene in mente pensando alle marionette è un teatro di piazza, per bambini, una forma d’arte popolare e meno significativa del teatro tradizionale.
La portavoce del secondo gruppo ha raccontato di come questo teatro ricordi l’infanzia un po’ a tutti, ma al contempo abbia un grande potenziale, proprio per quell’universalità espressiva notata.
Per il terzo gruppo la cosa più interessante del teatro di marionette, e d’ombre, è la possibilità per i pupazzi di performare azioni per gli attori in carne ed ossa impossibili. Un altro punto di forza? Il fatto che possa essere uno spunto di riflessione sulla manipolazione socio-politica nelle nostre culture. Come penultima riflessione il rappresentante del quarto tavolo di lavoro ha affermato la capacità del teatro di marionette di sviluppare la fantasia dell’audience, coinvolta nello spettacolo a un livello profondo proprio grazie all’immaginazione necessaria per godere della messa in scena. Un linguaggio teatrale astratto, ma al contempo estremamente concreto, reale, non così lontano come potrebbe sembrare di primo acchito dalla vita.
Un linguaggio che, usando una modalità particolare di esprimere una storia, riesce a tradurre le emozioni in pure immagini, attraverso una poetica estetica che è filosofica e concreta al contempo” ha concluso il quinto gruppo.

Una necessità per l’Italia, l’Europa e il resto del mondo dunque: sviluppo dell’immaginazione, riflessioni sulla manipolazione, possibilità espressive poco esplorate nella nostra società, maggiore risonanza dei sentimenti, sono punti di forza che possono trasformarsi in punti di partenza per un rilancio del teatro – e non solo di quello d’ombre o di marionette – nel panorama internazionale.

Camilla Fava