Senza la tecnologia... al quarto Spuntino critico

Al quarto degli Spunti(ni) critici si è parlato di molti spettacoli, molto diversi tra loro, con Rui PIna Celho e Alessandra Cioccarelli

 
Da Kanikuly di Le Bateau de Papier passando per La rana in fondo al pozzo crede che il cielo sia rotondo di Velo Théâtre, Petit Cirque del musicista Laurent Bigot e SeMino della compagnia La Luna nel Letto.
I temi trattati sono i più vari: si parla di lavoro come mancanza di vacanza con la compagnia franco-russa Le Bateau de Papier, di trovare un posto nel mondo con La rana…, di ecologia e crescita grazie a SeMino, mentre ci si immerge in atmosfere elettroacustiche con il circo in miniatura di Bigot.
C’è però un filo conduttore: qui si utilizza la meccanica più che la tecnologia digitale, la fisicità dei corpi più che la ricostruzione video, si predilige una narratività randomica e non lineare, in grado di raccontare storie semplici immergendo gli spettatori in un mondo magico e meraviglioso.
L’unico spettacolo “fuori dal coro” è SeMino, infatti la compagnia La Luna nel Letto ha sottolineato come la cifra distintiva del suo percorso degli ultimi anni sia proprio la fusione di differenti linguaggi, dalla tecnologia digitale alle animazioni video. Come per Cinema Paradiso, in cui la storia del cinema, i suoi personaggi e la magia della Settima Arte sono parte fondamentale della messa in scena, così per SeMino l’animazione video è un pezzo integrante dello spettacolo.
Il critico portoghese Rui ha notato che in un mondo invaso dalle tecnologie è però interessante che spettacoli lontani tra loro per paese di provenienza, temi e linguaggi si rivolgano al giovane pubblico coinvolgendolo direttamente senza l’uso delle tecnologie high-tech che potrebbero rendere più semplice la fruizione, ma meno magico lo spettacolo stesso. Basti pensare a La rana in fondo al pozzo crede che il cielo sia rotondo per il quale l’artista Flop, Philippe Lefebve, ha realizzato tutti gli oggetti in scena a mano. O ancora a Kanikuly in cui la clownerie, arte molto antica e ad oggi forse un po’ dimenticata, riesce a coinvolgere gli spettatori realizzando un teatro “pubblico” e condiviso, nonostante le profonde differenze degli attori-clown in scena: da un lato vi è infatti l’improvvisazione, tutta francese, e dall’altro il rigore tecnico del teatro russo che, però, lavorando insieme, funzionano come un meccanismo sincronico perfetto… alla Petit Cirque.
A teatro si scoprono moltissime cose insomma, dalle storie alle meccaniche!


Camilla Fava e Chiara Marsilli