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Tra uomini e clown

Una chiacchierata con gli Eccentrici Dadarò per lo spettacolo Siamo Uomini o Caporali? andato in scena per Segni New Generations Festival il 29 ottobre al Teatro Bibiena di Mantova


  - In scena utilizzate un’arte antichissima, ma oggi un po’ dimenticata: la clownerie. Perché avete scelto questo linguaggio?
Perché siamo Clown e questo è il linguaggio che conosciamo e amiamo.
 
- Siamo Uomini o Caporali? tratta di temi molto complessi. Quale è stata la difficoltà maggiore che avete dovuto affrontare nella creazione di questo spettacolo?
Sicuramente una delle difficoltà maggiori è stato trovare il punto di snodo dove la storia potesse permetterci di cambiare registro e da clown trasformarci in tremendi buffoni. Mi spiego meglio: lo spettacolo nasce dalla sinergia artistica di due compagnie gli Eccentrici Dadarò e i Fratelli Caproni e dalla regia di Mario Gumina. Sulla scena assistiamo alle gag scatenate di un tedesco, un americano e un italiano, tre clown-soldati. Lo spettacolo nella nella prima parte è ricco di gag, infinite ripetizioni di situazioni, di schemi, gesti, soppraffazioni e parole vuote che dolorosamente abbiamo imparato essere inerenti alla guerra e al militarismo. Tutte queste "abitudini di guerra" vengono smontate attraverso la gestualità, concitata e tristemente surreale nella sua disarmante realtà, dei tre eroi in scena... loro malgrado. Ma il riso amaro che aveva contraddistinto lo sguardo dello spettatore, improvvisamente si raggela. La scena si
spezza, la polvere ricopre tutto, e la morte, in un colpo solo, si impadronisce di ogni cosa, ricordandoci come la guerra, anche la più giusta, alla fine sia sempre dolorosamente inutile.
 
- Cosa sperate che arrivi in particolare ai ragazzi del vostro spettacolo?
Di preciso non saprei, non è nostra abitudine creare spettacoli dove si forniscono delle risposte. La nostra speranza è quella di portare il pubblico a farsi delle domande… per quanto riguarda in particolare questo spettacolo alle volte in tournèe ci accompagna uno storico in modo tale che alla fine dello spettacolo si possa aprire un piccolo dibattito dove, attraverso le domande e le riflessioni dei ragazzi, si parli degli argomenti che a loro più interessano: storici, contemporanei o inerenti allo spettacolo stesso e alle tecniche utilizzate.